L’ultima volta sperando sia

scorri

Quella fu l’ultima sera che consumai un atto d’amore al bordo di una strada.

Era il primo vizio che tentavo di sconfiggere, il sesso a pagamento per rilassarmi all’uscita dal lavoro.

Diventare giornalista era stata la mia ambizione fin da adolescente quando, leggendo i quotidiani, sognavo di poter mettere la mia firma sotto una colonna di lettere stampate in prima pagina.
Con il tempo ho imparato ad accontentarmi delle mie iniziali, C.G., sotto un articolo di cronaca nera a pagina 23.

Dopo aver riacceso le luci della macchina, ho accelerato di colpo per liberare la corsia d’emergenza agli altri clienti. In pochi minuti ero di nuovo sulla strada con la linea tratteggiata al mio fianco che disegnava sull’asfalto l’andamento frammentato della mia vita. Mi sono fermato al primo distributore automatico per comprare le sigarette. Dovrei smettere anche con queste, ho pensato, mentre infilavo la banconota da cinque euro per pagare il mio pacchetto di Marlboro.

Una volta sulla strada, sul marciapiede che si stava asciugando alla luce delle insegne dopo la recente pioggia, ho aspettato prima di accendere la prima sigaretta del pacchetto.

Ho respirato a fatica l’aria fredda che sembrava non avere più con se l’inconfondibile retrogusto di scarichi d’automobile. Erano le due di notte e a quell’ora per le strade non ci sono più veicoli in giro ma solo reietti del mondo: puttane, giornalisti, poliziotti, spacciatori.

La sigaretta ha resistito solo due tiri prima di essere scaraventata dentro una pozzanghera nella quale per un attimo ha spento il riflesso arancio del semaforo lampeggiante.

Salito in macchina ho acceso la radio per ascoltare la stessa musica che ormai trasmette da giorni.

Sono arrivato sotto casa e ho guardato la luce che proveniva dalla camera da letto.
Anche quella sera avevi provato ad aspettarmi, non te ne sarò mai grato.
Lavori di giorno quando io dormo fino a tardi, al mattino, e quando torni a casa riusciamo appena a salutarci prima di dividerci di nuovo.
Il giorno seguente non avrai le forze per alzarti dal letto ma dovrai farlo comunque, sperando di tornare prima per potermi incontrare, per trascorrere più tempo insieme a me.

Anche io la mattina seguente non avrò le forze per alzarmi. Non perché ogni sera rincaso tardi ma per le energie sprecate in uno squallido atto d’amore ai bordi di una strada.
E quello che mi serve, per scaricare la tensione dopo una serata andata male, come tutte le altre, senza nessuna considerazione per il lavoro svolto.

Ho acceso un’altra sigaretta per ingannare l’attesa prima di salire a casa, dopo che il bagliore nella nostra camera da letto si è finalmente spento.

Ho osservato il portone del palazzo che si è illuminato perché qualcuno stava scendendo per le scale. Dopo pochi secondi un uomo ha varcato il portone e si è diretto verso la sua automobile. E’ passato al mio fianco, dopo la manovra per uscire dal parcheggio, illuminando con i fari della sua auto il mio viso impegnato ad accendere l’ultima sigaretta.

Il tempo di salire con l’ascensore e sono arrivato da te, tra le tue braccia che mi hanno preso appena coricato a letto. In quel momento non eri più sola. Stare da sola a te non piace. Hai ancora paura del buio quando non ci sono.

Dopo un’ora è arrivata l’alba e, nonostante la stanchezza, non sono riuscito a prendere sonno. Troppi pensieri nella mia testa.
Dopo aver rotolato sul fianco ho provato ad alzarmi ma le tue braccia mi hanno fermato, di nuovo, questa volta chiamandomi con un nome che non era il mio.
Con gli occhi spalancati mi sono arreso in quell’abbraccio, sopra le lenzuola che non appartenevano più soltanto a me.

Pubblicato nella raccolta “All’improvviso, in un giorno qualunque”
Giulio Perrone Editore, 2011 – ISBN 978-88-6004-215-6