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Ronde del porto (13/3/2009)

Dopo il nostro reportage sui “pensionati-vigilantes” fuori dalle scuole è la volta di una nuova inchiesta. Questa volta è il turno dei “poliziotti-vigilantes” per le ronde fuori dalle nostre case. Siamo andati a Lampedusa, l'estremo sud del nostro paese, patria di Claudio Baglioni e Domenico Modugno. In questa isola del Mediterraneo, complice un vice-sindaco leghista, si è deciso di assimilare repentinamente il provvedimento che permette a quattro pensionati di giocare a guardie e ladri con le ombre.
Incontriamo i primi volontari, pensionati con l'hobby della pesca d'alto bordo, in un ristorante che si affaccia proprio di fronte al porto dell'isola.
Il cameriere mi serve per primo - ho ordinato spaghetti con ricciola, arancia e champagne - ma attendo che anche gli altri abbiano il piatto pieno, di aragoste, per iniziare la mia intervista.

“Usate pure le mani, non badate a me che uso la forchetta: è che me lo gusto meglio, il pesce.”

I volti segnati dal sole, le braccia dalle reti tirate su ogni giorno, la mattina presto, sempre alla stessa ora, per riportare qualche crostaceo da vendere al mercato rionale e sfamare le proprie creature.
Introduco subito l'argomento e chiedo loro se il problema stranieri è così sentito a Lampedusa, almeno da come ci raccontano i telegiornali dello stivale.

“L'isola è piccola ma è sempre stata piena di stranieri. Prendi gli americani che vivevano a occidente.” (nella base militare, n.d.s.)

Secondo il provvedimento le ronde non possono essere armate: questi pescatori al massimo rischiano di infiocinare qualche bagnante clandestino.

“Tu ci scherzi ma l'altra mattina, mentre andavamo a cernie, ho ripescato un uomo dal mare.”
“Quanto faceva la cernia?”
“No, ragazzi, rimaniamo focalizzati sull'emergenza clandestini...” “Quattro chili...”
“Sentite, lavoro per un giornale online serio...”
“Mado' che cernia...”
“D'accordo, questa sera me la fate provare questa cernia al forno...”
“Era pure più bianco di me.”
“L'avete visto il film con Valeria Golino, “Respiro”, ambientato proprio qui a Lampedusa?”
“Golino, che? Forse volevi dire golena. Qui non ci stanno i fiumi noi dobbiamo solo andare a pesca e se vediamo qualcuno che sta nuotando senza maschera e boccaglio, quindi non è un turista fesso, allora chiamiamo la guardia costiera.” “Ronde, sulle sponde...”
“Ma che minghia canti?”

Continuo mesto ad arrotolare gli spaghetti nel mio piatto al ritmo delle bocche voraci degli altri commensali che divorano senza tregua i crostacei. Il sole si abbassa piano e non permette alla vista di scorgere al largo l'arrivo di nuovo clandestini a nuoto. La costa dell'Algeria e quella più lontana della Libia dove la reggenza italiana li spedirà per costruire ospedali ed autostrade. Come risarcimento per le malefatte coloniali del fascismo.

Giordano Silvetti