Le 10 cose che non sapete a proposito delle spese elettorali (13/3/2009)
1 - Le cene non vengono pagate se non con il contributo elettorale dei partecipanti che, contenti di vedere finalmente dal vivo il loro politico rockstar, sborsano anche (o a partire da) 50-100 euro a cranio.
2 - I locali (bar, ristoranti, alberghi) che offrono ristoro ai candidati con relativa truppa, lo fanno gratis o a prezzi stracciati perché il politico ha sempre intorno telecamere e giornalisti e il commerciante è contento del fatto che la sua insegna vada a finire in televisione.
3 - Se il ristoratore si rifiuta di concedere il credito o offrire il/la pranzo/cena, l’intera truppa si sposta a casa di qualche cittadino che fa tanto nazional popolare: l’importante è che si mangi sempre gratis.
4 - In definitiva la maggior parte dei pagamenti vengono posticipati senza nessuna garanzia, nemmeno sotto forma di assegni post-datati.
5 - Nel caso in cui un creditore si ostini a cercare il politico dopo la sua elezione, questi risponderà che il rimborso elettorale non è ancora arrivato e che bisogna aspettare. Di solito il creditore desiste dopo un anno passato a cercare il politico che, puntualmente, si fa negare dalla segretaria.
6 - Nel caso in cui un creditore arrivi ad esasperare il politico per il mancato pagamento, questi risolverà la questione concedendo all’esercente un comodo parcheggio privato camuffato dalle linee gialle del carico/scarico.
7 - I collaboratori e/o stagisti dell’ultima ora che reggono i comitati elettorali e/o distribuiscono volantini sono pagati in nero: in un paese in cui si rinnova di trimestre in trimestre, vuoi che un politico ti regolarizzi per una prestazione straordinaria di un mese?
8 - A proposito di volantini. Distribuirli sotto i tergicristalli delle macchine, oltre ad essere fastidioso, è vietato per legge. Anche molti condomini hanno all’esterno dei loro portoni l’etichetta “In questo stabile la pubblicità non è gradita” e invitano a posizionare i volantini dentro l’apposito contenitore posto all’esterno dell’edificio. Siamo in Italia e le normativa sono fatte per essere aggirate. E’ compito dei vigili segnalare gli abusi riguardanti i volantini sotto i tergicristalli, ma anche i manifesti sui muri messi fuori posto. Se il politico colto in flagrante è della giunta ancora presente in comune, allora si chiude un occhio. Per l’avversario, invece, scatta la multa. Tanto, prima o poi con l’alternanza elettorale, la multa verrà pagata anche dagli altri. Nella spese elettorali, alla voce “volantini” nel prezzo finale è contemplata l’eventuale multa che scaturirà dalla distribuzione abusiva.
9 - Tutti pensano che le tipografie, durante le elezioni, facciano affari d’oro ma non sempre è così. Gli studi grafici delle tipografie ricevono dai candidati un prodotto già finito, in formato immagine (.tiff o .jpg) oppure in formato modificabile su più livelli (.eps o .psd) in modo da poter telefonare alla tipografia per correggere la svista dell’ultima ora. Le tipografie non sanno che il manifesto contiene in partenza un errore al quale si appelleranno i politici al momento di saldare il conto. L’errore è invisibile perché non è mai nel nome del candidato o del partito ma molto spesso nel numero di telefono (la nuova moda è inserire un numero di cellulare affinché i cittadini chiamino direttamente il politico per esporgli i problemi) o nelle date: “Sembrava strano che nessuno mi avesse chiamato durante tutta la campagna elettorale!”.
10 - I manifesti non costano niente (qualche centesimo l’uno) e quindi ne vengono stampati a migliaia, milioni in tutta Italia. Non importa che avanzino perché, nella notte prima delle elezioni, si tiene la corsa selvaggia per coprire i manifesti dell’avversario, più volte nella stessa notte, e sempre negli stessi posti perchè anche gli altri stanno facendo lo stesso lavoro. Non avete mai notato quanto sono luminosi e brillanti i manifesti davanti al vostro seggio elettorale la domenica mattina quando vi recate a votare? Non dovrebbero essere sbiaditi dopo oltre un mese passato sotto il sole e le intemperie? Fateci caso, la prossima volta.
Giordano Silvetti