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Papa don’t preach (15/1/2008

Sembra di essere in Piazza San Pietro per tutta la gente ammassata contro i cancelli dell’Università per impedire a chiunque di passare. Mi spaccio per un corriere di rifornimenti primari e ottengo il permesso per entrare: avevo conservato uno spinello dalla sera prima.

Incontro il primo studente, un rumeno fuoricorso di 30 anni, Aznar, che voterebbe a destra se solo fosse cittadino italiano ma si è lasciato convincere dal suo compagno Massimo, italiano al primo anno, sulla giusta protesta. Proprio mentre parlo con Aznar in uno stentato spagnolo sopraggiunge Massimo che mi intima di allontanarmi perché schiavo degli organi d’informazioni servi del potere. Aznar mostra lo spinello appena accesso e Massimo si calma, non prima di aver lanciato il primo di una lunga serie di anatemi “Perché se un laureato in teologia può insegnare filosofia un laureato in filosofia non può dire la messa?” che mi porteranno ad abbandonare i primi due intervistati alla ricerca di argomentazioni più solide.

Giro lo sguardo e davanti a me si para una ragazza con le trecce che profumano di caffe solubile. Ha una bandiera rossa in mano che all’occorrenza potrebbe essere usata come oggetto contundente, almeno secondo le ultime norme del Ministero dello Sport in tema di oggetti vietati dentro uno stadio ma non dentro le scuole. Non ho più spinelli in tasca ma la ragazza lungimirante nota la coccardina rossa strategicamente posizionata sul bavero della giacca. Lei si chiama Mary, o almeno così la apostrofa un passante, e fa parte di un gruppo di ragazzi che lottano contro le discriminazioni.

Le chiedo se non sia discriminatorio concedere ad un negazionista dell’Olocausto di parlare in un Ateneo e negare lo stesso diritto ad un negazionista dell’Evoluzionismo. Mary mi porta in disparte e mi parla di un adolescenza fatta di privilegi acquisiti con alle spalle una famiglia solida retta da sani principi religiosi che vota Forza Italia e non regge le tassazioni di Prodi sui redditi patrimoniali. Il successivo riscatto sociale con la discesa in campo del padre di Mary, consulente priviliegiato di una ditta italo-britannica di investimenti, nelle file di Forza Italia. Decine di migliaia di euro spesi in campagna elettorale per ottenere un magro ottavo posto nelle liste elettorali che gli valgono il titolo di 3° dei non eletti. La depressione del padre in seguito al successivo divorzio e il declino di Mary nei meandri della politica di protesta, ormai sballottata tra i due genitori, nell’attesa del suo riscatto sociale che potrà veramente compiersi solo se il Papa non varcherà giovedì l’entrata di sicurezza della Sapienza.

Mary si allontana insieme ad un amico perché sente uno strano odore di canapa provenire dall’ingresso. Improvviso una bossanova con i bonghi lasciati incustoditi dai due. Dietro di me un gruppo di giovani inizia a cantare “Redemption song” di Bob Marley. Quando decido di spiegar loro che non è lo stesso ritmo è ormai troppo tardi: una chitarra mi accompagna sovrastando la mia ritmica e non mi rimane che mutare le pulsazioni pur di non ascoltare l’orribile fuori tempo.

Terminata l’esecuzione chiedo al gruppo canoro le ragioni della protesta che per il momento non ha portato a nulla di fatto*: il Papa verrà lo stesso a parlare dentro l’Università. “E noi ci saremo a protestare!” Propongo loro l’ardita metafora dell’ospite e consiglio una strategia migliore: quando a casa viene un ospite indesiderato, magari per mostrare le diapositive delle vacanze, è forse meglio non farsi trovare in casa.

“Avete sentito, ragazzi? Il Papa porterà pure una presentazione in Powerpoint! Dobbiamo assolutamente fermarlo. Tu, del dipartimento I.T. metti un virus nei computer che così non proiettano niente giovedì! Evvai! Grazie amico per l’informazione”.

Mesto mi allontano chiedendomi se non sia veramente deleterio, per l’uomo medio, lottare per ottenere una sapienza così difficile da gestire. Attraverso il portone principale evitando dei giovani che stanno litigando per uno spinello passato in ritardo.

*Galileo figaro, magnifico

Giordano Silvetti