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Le 10 persone che non possono mancare in una lista elettorale (24/2/2009)



1 - Il lecchino: non sa niente di politica però vuole provarci lo stesso e magari riesce perchè il collegio è sicuro e tanto una volta eletto sarà telecomandato a distanza dal capo durante le votazioni. Di solito a metà legislatura passa al gruppo misto perché vuole crescere politicamente e il vecchio partito non glielo permette. Di solito rientra nei ranghi, coda tra le gambe, prima della successiva legislatura nella quale, però, non viene ri-candidato.

2 - L’ignaro custode: l’evoluzione del lecchino che per sbaglio è capitato una sera ad una cena e ha visto il politico con l’amante. Per evitare che spifferi il segreto agli avversari viene candidato.

3 - L’amante (vedi punto 5).

4 - Lo yes man, ovvero l’uomo che dice sempre di sì: annuisce sempre quando il capo dice qualcosa. Di solito diventa portavoce di partito dove però il suo unico compito è il contrario di quello che è abituato a fare: smentire quello che ha detto il capo.

5 - La moglie: candidata in una tornata elettorale diversa da quella dell’amante (vedi punto 3).

6 - Il candidato jolly: in forse fino all’ultimo momento, permetterà di conquistare voti in quella nicchia dell’elettorato che mancava (a scelta a seconda delle occasioni): nomadi, extracomunitari, cafoni, donne.

7 - L’ex avversario: pagato a peso d’oro per soffiarlo alla concorrenza.

8 - Il vecchio saggio: l’ultimo stadio del lecchino che dopo essere diventato ignaro custode, portaborse, lustrascarpe, copri-amante, per tante legislature ha finalmente guadagnato un posto al sole. Quando penserà di avercela fatta scoprirà che invece c’è un’ulteriore stadio nella sua evoluzione.

9 - Il primo dei non eletti: è cosciente del fatto che non verrà eletto al primo giro ma dovrà solo aspettare che uno tra gli eletti ottenga qualche incarico. A meno che non scopra che l’evoluzione non ha mai fine.

10 - Il secondo dei non eletti: trascorre le giornate post-elettorali sperando che qualcuno tra gli eletti muoia e la voglia di tornare a fare il lecchino quando la sua unica (pre)occupazione era portare il caffé al capo. E un caffé lungo, tiepido, macchiato freddo all’amante del capo.

Giordano Silvetti