L'ultimo fa il palo (14/2/2007)
Nell'interpretazione degli avvenimenti, l'errore di confondere il soggetto con l'oggetto sul quale ricade la questione, rappresenta il principale motivo di fraintendimento nella comprensione di un importante fatto di cronaca. Hanno arrestato dei signori, nella fattispecie concreta sindacalisti e operai, che giocavano a formare una nuova, sulla base di una vecchia, formazione sovversiva italiana. Come degli ignari bambini che giocano in strada al calcio, simulando di essere i loro beniamini con il numero sulle spalle e lo sponsor sul petto, semplici ignoranti del nord stavano imparando a diventare dei terroristi. I bambini non conoscono le regole (ultimo in porta, il più scarso: ditelo a Buffon) e giocano per grazia ricevuta del pallone trovato sotto l'albero di Natale dal più generoso del gruppo. I sindacalisti fannulloni giocavano a diventare brigatisti, con nella testa la ola delle pallottole in aria e i tackle assassini sul campo, e in mano una pistola non denunciata dal meno lungimirante del gruppo. Tutti imparano per diventare qualcuno. Con un pallone tra i piedi anche un bambino riesce a calciare, dopo innumerevoli lisci, con la punta della scarpa. Con una pistola tra le mani anche un sindacalista, una volta accortosi del potere dell'indice opponibile, riuscirebbe a mancare il portone di Casa Berlusconi. "Sono Totti!", grida il bambino. "Sono un prigioniero politico!", sussurra il sindacalista. Il bambino, forse, un giorno avrà indosso la purpurea maglia col numero dieci sulle spalle. Il sindacalista, pistola in pugno e un foglio dattiloscritto male, sicuramente mai.Giordano Silvetti