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Obiezione d’incoscienza (10/10/2007)

Un’altra riflessione a proposito dell’obiezione di coscienza dei farmacisti riguarda la scarsa preparazione sociale e culturale del Pontefice.

Il Papa infatti non sa che il farmacista decide poco all’interno della bottega speziale. Il profitto regola ancora il mondo e le case farmaceutiche, così come le lobby del tabacco, sono lontane dal porre freno all’indiscriminato e smodato (ab)uso di medicinali. Ancor meno libertà di giudizio e scelta hanno le commesse che hanno studiato “Farmacia” per regalare un “dottore” alla propria famiglia e ora si ritrovano a vendere farmaci da banco dentro le coop rischiando il licenziamento al minimo errore. Di giudizio o valutazione.

Pur ammettendo l’esigenza, o la necessita per un farmacista di poter decidere se andare contro il proprio interesse finanziario, il problema di tipo etico non è di semplice risoluzione: se domani uno speziale decidesse di non vendere un antidolorifico, chessò Aulin o Nimesulide, perché il dolore avvicina a Dio, come sosteneva Madre Teresa?

E’ anche divertente sottolineare come la nuova normativa in tema di messaggi pubblicitari dei farmaci in televisione abbia portato all’eliminazione dei veloci ed incomprensibili flussi di controindicazioni lasciando il posto ad un laconico, ed uguale per tutti, messaggio: “questo farmaco può produrre effetti indesiderati, anche gravi”.

Per la gioia degli anti-eutanasisti, potremmo includere anche la morte tra essi?

Giordano Silvetti