L'amore al tempo delle agenzie matrimoniali (12/5/2006)
Il gelido clima obbliga la popolazione a coprire le proprie membra ma allo stesso tempo permette di scoprire retroscena prima ignoti. Come la nostra dipendenza dalle forniture di gas russo. Una terra lontana, la Russia, distante per usi e consumi dalla nostra realtà quotidiana. Ma dalla grande madre Russia non importiamo solo gas. Un altro pregevole prodotto russo d'esportazione sono le donne. Sempre più dall'ex cortina di ferro, entrano in Italia, regolarizzando la proprio cittadinanza attraverso un unione di tipo matrimoniale con cittadini italiani. Nell'ignoranza popolare, le coppie formate da uomini italiani, nella maggior parte dei casi separati, con giovani donne straniere, vengono considerati alla stregua di atti contrattuali atti al soddisfacimento degli interessi dei singoli sposi. Da una parte, la donna straniera con in testa il sogno italiano. Dall'altra, il sogno dell'italiano che può finalmente avere tra le mura domestiche ciò che prima poteva trovare solo ai bordi di un marciapiede. La strada è infatti una delle poche alternative per le donne straniere entranti in Italia. Le altre possibilità prevedono lavori da badante oppure il ruolo di moglie o compagna dell'italiano. Dinanzi ad una simile scelta, la donna straniera si pone a un bivio: piuttosto che vendere il proprio corpo in strada, a tutti, per pochi spiccioli, più volte a sera, preferisce donare il proprio corpo al miglior offerente, per tanto denaro, una volta a sera, nemmeno tutte le sere. Perché l'uomo medio italiano, nonostante la secolare fama di latin lover, è in netto ribasso nelle statistiche tra le lenzuola. La donna straniera si ritrova così mamma, casalinga e mantenuta in cambio di una sporadico amplesso, spesso finalizzato al concepimento di una prole meticcia. Tra le diverse tipologie di donne entranti in Italia, è necessario operare un distinguo per poterle riconoscere ed individuare. Le donne polacche varcano difficilmente i confini del proprio paese dove trovano un onesto lavoro industriale che nel corso dei decenni ha determinato un'impostazione fisica che non le colloca tra le più appetibili donne europee. Un gradino più in alto le ceche e le slovacche particolarmente sensibili al prodotto interno lordo che viene arrotondato dal loro apporto casalingo. Seguono le croate e slovene che, nonostante la vicinanza con i confini italici, pagano una minore prestanza fisica nei confronti delle avanzanti russe. Russe intese anche, e soprattutto, come bielorusse e ucraine, nella fattispecie più vicina alla caucasica bellezza tanto decantata nel Terzo Reich. Certezze all'orizzonte orientale rimangono le rumene, le migliori da un punto di vista qualitativo perché collocate geograficamente in una terra di mezzo. Il secolare meltin' pot ha portato le donne rumene ad ottenere un tronco snello e sinuoso, tipico delle russe, e una capigliatura mora arricchita da tratti formosi che tanto si avvicinano alla tradizione mediterranea. L'avvincendarsi di produzione pornografiche, e la crescente richiesta nei liberi bordelli europei, hanno bloccato l'emigrazione delle donne rumene in Italia che rimangono in terra madre anche per ottemperare alla piaga del turismo sessuale, prestandosi come bellezze tipiche. Tutto questo per raccontarvi come l'altra sera, in un ristorante, sia stato testimone della conversazione che mi appresto a trascrivere.Un tavolo e cinque protagonisti: due belle donne, bionde, russe, rivestite (nel senso di vestite a festa per uscire) con pelli di leopardo, ormai segno distintivo dell'emancipazione delle donne russe in Italia; due brutti uomini, mori, stempiati e senza quel senso del pudore che porta ad abbottonare la camicia per nascondere il crocifisso d'oro che s'intravede tra il pelo pettorale; un uomo solo:
Uomo solo: "Ma è bella la vostra amica?"
Donna russa: "E' molto più bela di noi!"
Uomo solo: "E viene in Italia?"
Altra donna russa: "Ha detto se tu compri lei machina e fai vivere in casa lei viene Italia e sposa te subito!"
Uomo solo: "E falla venire!"
Giordano Silvetti